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Iniziativa digitale

Tavola: Dirty Business & Sunken Lions, Inc.

L'industrializzazione della costa mediterranea e dei suoi paesaggi archeologici

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Su Ocean Archive e tramite diretta Facebook sui profili di Ocean Space e di TBA21–Academy

"Dirty Business & Sunken Lions, Inc: L'industrializzazione della costa mediterranea e dei suoi paesaggi archeologici" è la prima "Tavola" organizzata dai partecipanti del programma di Ocean Fellowship 2020.

Ispirato da un'analisi "longue durée", "Dirty Business & Sunken Lions, Inc." è stato sviluppato dai borsisti Pietro Consolandi (in collaborazione con Asmaa Barakat), Elisa Giuliano e Pietro Scammacca. La nostra "Tavola" si focalizza sulla prima traiettoria individuata da Territorial Agency (Dal Mare del Nord al Mar Rosso), concentrandosi su un triangolo che collega il Sud Italia e il Delta del Nilo. Attraverso poesia, film documentari e materiale d'archivio, "Dirty Business & Sunken Lions, Inc." esplora una possibile "sottotraiettoria" che collega le città costiere italiane di Taranto e Gela con Alessandria d'Egitto. Il titolo si riferisce alle pratiche extractiviste inquinanti e alla geoingegneria a scopo di lucro portate avanti dal colosso siderurgico ILVA di Taranto e dalla multinazionale italiana del petrolio e del gas Eni di Gela. Il "leone affondato" è un riferimento a una scultura che è stata trovata nel 2000 dall'archeologo subacqueo Franck Goddio nella città allagata di Heracleion, a pochi chilometri a est di Alessandria. Heracleion era una città prospera durante l'era faraonica, e fu sommersa nel VII secolo d.C. dopo una serie di catastrofi naturali. Oggi si trova nel mare come una triste profezia per i mediterranei contemporanei.

Extractivismo, sfruttamento economico non locale e definizioni strumentalizzate dell'identità, lungo le coste del Mediterraneo, stanno spingendo le popolazioni locali al collasso ecologico, sociale e culturale, seguendo un modello che metaforicamente ricorda Heracleion. Cosa possiamo imparare dalla sua storia? In primo luogo, è necessario riesaminare le forme di rappresentazione che hanno hanno dato vita alla nostra stessa idea della storia della regione. L'archeologia, per esempio nelle campagne finanziate dal fascismo per trovare le rovine romane in Libia, ha essenzialmente funzionato come giustificazione dell'imperialismo. I manufatti visivi e i documenti del passato non parlano con la voce univoca a cui sono stati attribuiti, ma sono piuttosto una polifonia aperta all'interpretazione: Da dove cominciamo a scavare?

TAVOLA

"La Tavola" è concepita come uno spazio (senza pareti) di discussione. Sono organizzate e promosse dai partecipanti al programma di ricerca Ocean Fellowship 2020 creata da TBA21–Academy nell'ambito della mostra "Oceans in Transformation" di Territorial Agency presso Ocean Space, a Venezia, e della sua manifestazione su Ocean Archive. Ogni Tavola interseca autonomamente le Traiettorie individuate da Territorial Agency.

Questo appuntamento è stato pensato e coordinato dai ricercatori Elisa Giuliano, Pietro Scammacca, Pietro Consolandi con la supervisione delle due mentori Barbara Casavecchia e Louise Carver. Clicca qui per avere maggiori informazioni sul programma di Ocean Fellowship.

Asmaa Barakat

Asmaa Barakat è un'artista visiva che si è laureata con un B.F.A. presso la Facoltà di Belle Arti dell'Università di Alessandria, 2012. Sta sperimentando con diversi media e idee di percezione, prende in considerazione lo spettatore e l'opera d'arte, ricreando situazioni in cui i due si incontrano. Ha partecipato a "Mass Alexandria studio and study program 2016" e ha partecipato a "Photo Cairo 6 exhibition 2017". È stata una delle artiste selezionate per la "Biennale d'Arte di Dak'Art" a Dakar, Senegal, 2018 e ha ricevuto un MFA dall'Accademia Nazionale delle Arti di Oslo, Oslo, Norvegia, 2019.

Pietro Consolandi

Pietro Consolandi è artista, scrittore e curatore con formazione in Teoria Politica (MSc all'Università di Edimburgo) e Arti Visive (MA all'Università IUAV di Venezia). La sua pratica si sforza di confondere i confini tra queste due discipline. I suoi lavori recenti affrontano i temi legati all'Antropocene e alla grande accelerazione climatica, analizzando come il capitalismo tardivo colpisca il mondo in modo critico attraverso un'azione caotica e uno sviluppo irresponsabile. In primo luogo nell'ambito del collettivo Barena Bianca, la sua pratica utilizza l'arte come tattica di resistenza a Venezia, evidenziando come le reti globali di ricerca e di attivismo siano essenziali per comprendere e affrontare questioni che sono allo stesso tempo di natura ecologica e sociologica.

Elisa Giuliano

Elisa Giuliano è danzatrice, ricercatrice e architetto. Attualmente lavora principalmente come Ricercatrice e Exhibition Designer e mantiene una pratica parallela in architettura e coreografia. Dal 2018 sviluppa un progetto di ricerca sui sistemi di lavoro e sul controllo del corpo femminile. Basato su un caso di studio storico del lavoro in fabbrica in Italia, il progetto si concentra sulla fisicità della forza lavoro femminile e sulla natura patriarcale del capitalismo. Ha anche esaminato il ruolo dell'architettura moderna come disposizione a controllare gli organismi nel più ampio contesto della produzione capitalistica. Come membro della "Open Design School", è stata responsabile della ricerca, dell'allestimento e della produzione di vari progetti a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019.

Pietro Scammacca

Pietro Scammacca ha conseguito una Laurea in Storia dell'Arte presso la Goldsmiths, University of London e ha completato il suo Master in Arte Concettuale Globale presso il Courtauld Institute of Art. La sua tesi si è concentrata sulle nozioni di animalità nell'arte concettuale in Italia. I suoi interessi di ricerca ruotano intorno agli studi post-umanisti e alle ecologie critiche, in particolare alle nuove filosofie materialiste. È fondatore di "UNFOLD", un'organizzazione culturale senza scopo di lucro con sede in Sicilia che si propone di riarticolare la cultura barocca attraverso progetti artistici.